E’ VERA RIFORMA?
Dal settembre 2010 la scuola secondaria di secondo grado verrà riorganizzata non tanto in base ad un progetto culturale e pedagogico preciso, quanto a mere esigenze di tipo economico finanziario. Le novità che interesseranno i 500 mila ragazzi delle scuole medie italiane in procinto di scegliere come proseguire gli studi e il milione di studenti che frequentano le classi intermedie (seconde, terze e quarte classi) degli istituti tecnici e professionali non sono poche e tutte nel segno di un taglio drastico alla spesa per la scuola pubblica, che si aggira intorno agli otto miliardi. Verrà infatti ridotto il numero delle ore di scuola e di conseguenza verranno tagliate oltre 17.000 cattedre in appena due anni.
La prima grave conseguenza sarà che nessun docente precario, e soprattutto nessun giovane laureato, riuscirà più a entrare nel mondo della scuola per almeno un decennio. Ciò significa privare di linfa vitale, di energie nuove, di risorse e saperi aggiornati una scuola che inevitabilmente, se non altro per questioni anagrafiche, si avvierà ad un impoverimento e ad un lento declino.
Le ore di scuola negli Istituti Tecnici saranno portate dalle attuali 36 ore a 32 con una notevole riduzione, a differenza di quanto sostenuto dal Ministro, di quelle attività di laboratorio che costituivano la cifra distintiva di tale ordine di scuole, l’asse portante di una formazione che metteva in grado gli studenti di acquisire eccellenti competenze da spendere nel mondo del lavoro per chi avesse deciso di terminare gli studi, e nello stesso tempo capace di fornire un bagaglio di conoscenze tali da permettere con successo il proseguimento degli studi universitari.
Dal prossimo anno scolastico la scelta degli indirizzi sarà ridotta ad un numero relativamente limitato di opzioni. Gli oltre 500 indirizzi (tra ordinamenti, sperimentazioni e progetti assistiti) tra i quali occorreva orientarsi fino all'anno in corso, diventeranno 11 (Amministrativo, finanza e marketing; Turismo; Meccanica, meccatronica ed energia; Trasporti e logistica; Elettronica ed elettrotecnica; Informatica e telecomunicazioni; Grafica e comunicazione; Chimica, materiali e biotecnologie; Sistema moda; Agraria e agroindustria; Costruzioni, ambiente e territorio) , organizzati in due settori (economico e tecnologico). A ben vedere tale opera di razionalizzazione rischia di rimanere una pura operazione di facciata nel momento in cui viene data la possibilità ai singoli istituti, in ottemperanza alla legge sull’Autonomia, di modificare i curricula predisposti dal Ministero, entro certi limiti. Al biennio, i nuovi licei potranno ritagliare il 20 per cento del monte ore annuo per attivare insegnamenti opzionali. Quota che sale al 30 per cento al triennio. In questo modo, ogni liceo potrà "personalizzare" l'offerta formativa per renderla più vicina alle esigenze dell'utenza e del territorio. La quota di flessibilità nei tecnici e nei professionali è ancora più elevate e può superare la metà delle ore annue.
Inoltre l’età dell’obbligo, a 14 anni fin dal 1962, era stata innalzata a 15 dal ministro Berlinguer e poi a 16 nel 2004 dalla Moratti. Ora, improvvisamente, la marcia indietro: un emendamento presentato recentemente prevede infatti che, dopo la fine delle medie, sia possibile completare la scuola dell’obbligo presso i corsi regionali della formazione professionale invece che in un istituto scolastico superiore. Un sostanziale arretramento che ci allontana ancora di più dall’Europa, dove è invece l’innalzamento dell’obbligo a 18 anni ad essere all’ordine del giorno.
E’ VERA RIFORMA?
Dal settembre 2010 la scuola secondaria di secondo grado verrà riorganizzata non tanto in base ad un progetto culturale e pedagogico preciso, quanto a mere esigenze di tipo economico finanziario. Le novità che interesseranno i 500 mila ragazzi delle scuole medie italiane in procinto di scegliere come proseguire gli studi e il milione di studenti che frequentano le classi intermedie (seconde, terze e quarte classi) degli istituti tecnici e professionali non sono poche e tutte nel segno di un taglio drastico alla spesa per la scuola pubblica, che si aggira intorno agli otto miliardi. Verrà infatti ridotto il numero delle ore di scuola e di conseguenza verranno tagliate oltre 17.000 cattedre in appena due anni.
La prima grave conseguenza sarà che nessun docente precario, e soprattutto nessun giovane laureato, riuscirà più a entrare nel mondo della scuola per almeno un decennio. Ciò significa privare di linfa vitale, di energie nuove, di risorse e saperi aggiornati una scuola che inevitabilmente, se non altro per questioni anagrafiche, si avvierà ad un impoverimento e ad un lento declino.
Le ore di scuola negli Istituti Tecnici saranno portate dalle attuali 36 ore a 32 con una notevole riduzione, a differenza di quanto sostenuto dal Ministro, di quelle attività di laboratorio che costituivano la cifra distintiva di tale ordine di scuole, l’asse portante di una formazione che metteva in grado gli studenti di acquisire eccellenti competenze da spendere nel mondo del lavoro per chi avesse deciso di terminare gli studi, e nello stesso tempo capace di fornire un bagaglio di conoscenze tali da permettere con successo il proseguimento degli studi universitari.
Dal prossimo anno scolastico la scelta degli indirizzi sarà ridotta ad un numero relativamente limitato di opzioni. Gli oltre 500 indirizzi (tra ordinamenti, sperimentazioni e progetti assistiti) tra i quali occorreva orientarsi fino all'anno in corso, diventeranno 11 (Amministrativo, finanza e marketing; Turismo; Meccanica, meccatronica ed energia; Trasporti e logistica; Elettronica ed elettrotecnica; Informatica e telecomunicazioni; Grafica e comunicazione; Chimica, materiali e biotecnologie; Sistema moda; Agraria e agroindustria; Costruzioni, ambiente e territorio) , organizzati in due settori (economico e tecnologico). A ben vedere tale opera di razionalizzazione rischia di rimanere una pura operazione di facciata nel momento in cui viene data la possibilità ai singoli istituti, in ottemperanza alla legge sull’Autonomia, di modificare i curricula predisposti dal Ministero, entro certi limiti. Al biennio, i nuovi licei potranno ritagliare il 20 per cento del monte ore annuo per attivare insegnamenti opzionali. Quota che sale al 30 per cento al triennio. In questo modo, ogni liceo potrà "personalizzare" l'offerta formativa per renderla più vicina alle esigenze dell'utenza e del territorio. La quota di flessibilità nei tecnici e nei professionali è ancora più elevate e può superare la metà delle ore annue.
Inoltre l’età dell’obbligo, a 14 anni fin dal 1962, era stata innalzata a 15 dal ministro Berlinguer e poi a 16 nel 2004 dalla Moratti. Ora, improvvisamente, la marcia indietro: un emendamento presentato recentemente prevede infatti che, dopo la fine delle medie, sia possibile completare la scuola dell’obbligo presso i corsi regionali della formazione professionale invece che in un istituto scolastico superiore. Un sostanziale arretramento che ci allontana ancora di più dall’Europa, dove è invece l’innalzamento dell’obbligo a 18 anni ad essere all’ordine del giorno.